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Nasce Velia, una prospettiva di genere sull’azzardo

Elena Maria Caciagli (Cooperativa Il Cammino), coordinatrice del progetto Velia

ci racconta perché è nato in Toscana un intervento specifico sull’azzardo al femminile, tematica alla quale verrà dedicato il 2 ottobre 2023 un incontro di formazione rivolto a operatori del Terzo Settore e del pubblico, che sarà possibile seguire in diretta streaming.

Se pensiamo al fenomeno del gioco d’azzardo, sicuramente viene in mente una figura maschile,

che ha molta possibilità economica, ben vestito e soprattutto vincente. Spostando questa idea nell’universo femminile l’immagine di Lucky-Lady, ovvero la donna porta-fortuna, è sicuramente quella di una donna sensuale, sorridente, libera nella scelta in merito a chi concedere la sua aura benevolente per le sorti di questo o quel giocatore.
Per un certo periodo questa connotazione ha funzionato, sia nell’immaginario collettivo che in quello poi ripreso dalle maggiori pubblicità di case da gioco, ma se avviciniamo la nostra lente di lettura, scopriremo che questa ideazione non è aderente alla realtà.

In primo luogo perché mai viene preso in considerazione che la donna possa essere attratta da alcune tipologie di gioco d’azzardo prettamente a utilizzo maschile e, secondariamente, si osserva come la donna venga cristallizzata nella sola accezione di porta- fortuna senza potersi concedere altri ruoli, come ad esempio quella della giocatrice.

Ripercorrendo il corso storico del fenomeno del gioco d’azzardo in Italia è chiaro come l’aumento della raccolta,

associato ad una legislazione nazionale assolutamente permissiva nonché bipartisan, (che riguarda quanto è stato “investito” dalla popolazione nel settore dell’azzardo) non abbia trovato un limite fino al 2017, anno nel quale il disturbo da gioco d’azzardo è stato inserito nei LEA (livelli essenziali di assistenza) dando l’obbligo della presa in carico al servizio pubblico preposto (da qui, si assiste anche al cambiamento dell’acronimo da SerT – servizio per le tossicodipendenze- a SerD – servizio per le dipendenze-) assegnando alle Regioni fondi per contrastare il fenomeno.
La Regione Toscana, una tra le prime a legiferare in materia di dipendenza da gioco d’azzardo (ricordo che quest’anno cade il decennale della nostra prima legge regionale in materia) ha creato un piano di contrasto dove l’interazione tra il settore pubblico e quello del terzo settore è elemento fondamentale per la riuscita delle azioni previste. Le azioni sono state varie e hanno coinvolto fasce della popolazione diverse.

La volontà innovativa di Regione Toscana e ANCI Toscana Federsanità

nel raggiungere i vari target della cittadinanza ha portato a destinare fondi del presente piano (che scadrà il 31/12 p.v.) verso fasce di popolazione che, pur avendo contribuito sensibilmente al livello di raccolta generale del denaro versato nelle casse dell’azzardo, continuano ad avere difficoltà sia ad essere intercettate da canali di corretta informazione sulla tematica, sia alla presa in carico dai servizi pubblici preposti.

Da qui l’idea di partecipare al progetto Velia, che si occupa specificatamente della prevenzione verso la popolazione femminile in merito ai rischi azzardo-correlati.

Da anni, anche attraverso gli sportelli d’ascolto territoriali che la Cooperativa Il Cammino ha attivato, ci siamo resi conto che quasi sempre la figura della donna continua ad essere relegata al compito di “cura” del compagno-marito-familiare giocatore e solo in rarissimi casi era lei stessa ad accedere allo sportello in qualità di giocatrice d’azzardo.

Partendo dal nome di questa “nuova prospettiva sull’azzardo”,

abbiamo voluto sottolineare quanto il fenomeno dell’azzardo al femminile fosse un vero e proprio – come usa dire- segreto di Pulcinella, e che è davvero arrivato il momento di concedere anche alla donna di avere la possibilità di svelarsi sentendosi accolte e mai giudicate.
Velia, dunque, può essere davvero quello spazio e quel tempo dedicato alle donne che portano la proprie storie di azzardo e non solo perché, proprio come un caleidoscopio, ogni donna è composta da storie, esperienze, relazioni diverse e solo attraverso un’attenta lettura di tutte queste diversità è possibile instaurare un rapporto di fiducia creando un contesto di ascolto attivo.