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ARCI: servono sostegno e ristori per un futuro di socialità!

 

 

Abbiamo intervistato Jacopo Forconi, Presidente di Arci Firenze, per approfondire la situazione di ARCI nella difficile congiuntura determinata dalla pandemia, che ha provocato gravi difficoltà per queste realtà così importanti del nostro territorio. 

ARCI, come tutto il terzo settore, ha sofferto duramente l’impatto della pandemia. Qual è la situazione dei circoli della provincia, tutte le attività sono bloccate o alcuni circoli continuano, anche in forme diverse da quelle usuali, a proporre interventi?

La situazione dei 240 tra Circoli e associazioni Arci del Comitato di Firenze è drammatica. Attualmente i Circoli sono chiusi e lo sono stati per 8 mesi nell’ultimo anno. L’unica possibilità concessa è quella dell’asporto e della consegna a domicilio, ma solo una piccola parte delle Case del Popolo ne sta usufruendo, impegnando spesso solo i propri volontari. Al momento sono infatti più di 200 i dipendenti delle nostre strutture in cassa integrazione. Nonostante questo i Circoli del Comitato Fiorentino si sono impegnati in molte attività di solidarietà, all’interno dei propri quartieri o paesi.  Abbiamo promosso una Campagna che abbiamo chiamato “A casa ma non soli/e” che ha visto 41 associazioni coinvolte in consegna della spesa e di farmaci a domicilio, sostegno alimentare, sportelli telefonici di supporto psicologico, consegna gratuita delle mascherine, attività di letture al telefono per gli anziani ed altre iniziative culturali in streaming.

Qual è il vostro giudizio sui ristori economici che i circoli ARCI hanno ricevuto? Sono stati sufficienti o alcuni circoli rischiano di non riaprire alla fine della pandemia? 

 Per quanto riguarda i ristori ne hanno avuto accesso solamente quei Circoli con attività commerciale (ovvero con Partita Iva). Tutte le altre associazioni non hanno ricevuto alcun sostegno economico. Inoltre attualmente è sospesa anche la garanzia al credito per tutto il Terzo Settore non commerciale. Infine ricordiamo che i Circoli, a differenza di bar e ristoranti, non possono svolgere l’attività di somministrazione neanche in zona gialla. Limitazione che ovviamente non permette alle nostre strutture di avere un sostegno anche minimo per rimanere aperte. Per tutte queste ragioni temiamo che alcuni dei nostri Circoli possano non riuscire a riprendere la propria attività al termine della pandemia. Se ciò avvenisse verrebbero meno molti presidi di solidarietà, mutualismo, volontariato, contrasto alla povertà culturale e materiale preziosi per le nostre comunità.

I circoli ARCI sono, in molte realtà, dei presidi di socialità e di cultura di grande importanza. Come immaginate la vostra proposta sociale e culturale nel futuro post Covid-19? Ci sono dei temi in particolare su cui nei prossimi mesi concentrerete l’attenzione?

Il Covid cambierà molte abitudini sicuramente, ma per nostra stessa natura non possiamo immaginare un futuro privo di socialità. Pensiamo che oggi come domani sia fondamentale che le nostre città possano contare su degli spazi di aggregazione, confronto e produzione culturale collettiva. In questo difficile periodo tanti Circoli hanno dimostrato anche capacità di rinnovamento. Molti giovani si stanno avvicinando alle Case del popolo: lo dimostrano la mobilitazione e l’impegno di centinaia di giovani volontari in tutta la provincia, anche in questi mesi di chiusura forzata. Crediamo fermamente che se vogliamo auspicare una società migliore dopo questo periodo difficile, avremo bisogno di spazi liberi ed accoglienti dove poterci incontrare, condividere esperienze e costruire nuovi progetti. Per questo vogliamo che i nostri Circoli siano protagonisti di questa fase, rafforzandone il ruolo di produzione culturale e di sostegno alle persone più in difficoltà.