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Pop wok: cibo, solidarietà e sorellanza

Pop Wok, la mensa “safe” destinata a sex workers e soggettività trans, realizzata da una rete di organizzazioni attive sul territorio fiorentino (Circolo ARCI fra i lavoratori di Porta al Prato, Cooperativa Zenzero biocatering, CAT Cooperativa sociale, ARCI Firenze, Non Una di Meno Firenze, Corrente Alternata) ha realizzato le sue prime tre distribuzioni.

Abbiamo intervistato, per avere maggiori dettagli sugli obiettivi e sull’andamento del progetto, Nicoletta Zocco (Unità di strada Vivian Love, CAT Cooperativa Sociale) e Francesca (Non Una Di Meno, Firenze).

Nicoletta, Pop Wok nasce anche sulla base di richieste di aiuto specifiche che vi sono giunte dalle sex worker con cui lavorate. Puoi spiegarci meglio quali erano questi bisogni?

A partire dalla seconda settimana di marzo, l’Unità di Strada (Uds) Vivian Love ha iniziato a ricevere decine di richieste d’aiuto da parte di sex workers trans peruviane su Firenze e brasiliane su Prato. Come Uds abbiamo fatto pressione affinché le istituzioni si facessero carico di questo target così complesso, senza documenti, spesso Hiv positivo. Abbiamo ottenuto in entrambi i territori, seppur con modalità differenti, aiuti con pacchi alimentari. Su Firenze l’Uds ha dato così  il via  un momento di distribuzione in piazza. Le attiviste di Non Una Di Meno (NUDM) ne sono venute a conoscenza e hanno deciso di sostenere e potenziare questo spazio con la mensa popolare.

Puoi raccontarci brevemente come sta andando, dal punto di vista operativo e pratico, il progetto di mensa popolare?

Dal punto di vista operativo e pratico sta andando bene. L’Uds distribuisce i pacchi viveri e le attiviste invece offrono un pasto pronto.  Sostenere dal punto di vista pratico questo gruppo di trans peruviane ci ha consentito di stringere una relazione ancora più forte. In piazza avvengono consulenze legali e sanitarie. Grazie alla collaborazione con Medu che nelle ultime settimane sta uscendo con noi, abbiamo avuto modo di fare invii e dare risposte sanitarie concrete. Credo anche per le attiviste sia un momento di condivisione molto profondo, al di là delle teorie, il confronto con la realtà cruda e complessa della vita di queste sex workers offra la possibilità di uno “spaesamento” che muta lo sguardo sulle cose e che apre al sostegno perché questa soggettività cessi di essere tanto  invisibile di giorno.

Cosa vi sta insegnando o suggerendo questa esperienza, come unità di strada sulla prostituzione?

La parte più interessante per noi è quella relativa alla creazione di una rete sociale intorno al tema della prostituzione e tratta che offra un contesto reale di inserimento nella vita quotidiana. Questa possibilità, nata trasformando in una occasione l’emergenza covid-19, ci ha fatto uscire dalla mera dimensione dell’intervento classico in strada aprendo a collaborazioni insolite che speriamo possano germogliare e crescere affinché lo stigma intorno alle  sex workers cessi.

Francesca, come è nata l’idea di Pop Wok, e qual è il suo principale obiettivo?

In verità era un’idea che avevo già da un po’ di tempo: lavorando come cheffe, considero il cibo una importante forma di relazione, e questo progetto ci ha dato la possibilità di associare cibo e solidarietà, o meglio sorellanza. Parlandone con le mie compagne e con le operatrici CAT, ci siamo rese conto che in questo momento di emergenza c’erano delle persone che stavano rimanendo fuori da tutti gli aiuti istituzionali: sex workers, trans, soggettività non conformi. Il nostro obiettivo era quindi quello di garantire per loro la sussistenza ma anche creare uno spazio “safe”, sicuro, in cui avviare nuove relazioni di confronto e ascolto. E spero che questo spazio possa evolvere e rimanere anche dopo l’emergenza…

Qual è il valore aggiunto, per una realtà collettiva come NUDM, di questa esperienza?

Come collettivo femminista abbiamo l’abitudine di partire da noi, e dalla condivisione delle nostre esperienze. Sappiamo molto bene cosa significa subire forme di violenza e discriminazione legate al genere, e le molteplici forme in cui ciò può avvenire, dagli apprezzamenti indesiderati in strada all’essere licenziate perché incinte. Questo ci ha portato a una riflessione ampia sull’identità di genere, e a non giudicare i percorsi personali, soprattutto quando sono frutto di scelta e autodeterminazione. Questo progetto ci permette di creare una relazione con sorelle che sentiamo vicine e a cui vogliamo dare il nostro appoggio.

Come valuti, dal punto di vista della conoscenza e delle relazioni con le persone a cui Pop Wok si rivolge, questa esperienza?

Nel nostro collettivo non sono presenti persone trans, ma alcune lo hanno attraversato, e ci hanno permesso di approfondire il percorso di transizione. Le persone a cui si rivolge POP WOK vivono una condizione ancora più particolare, sia perchè sono migranti sia perchè sono lavoratrici del sesso, e questo ci permette di approfondire la nostra visione, anche oltre posizionamenti ideologici, ma a partire dal racconto delle loro scelte ed esperienze di vita.