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Un’esperienza di mediazione

Puoi presentarti brevemente?

Mi chiamo Sulayman Jammeh, vengo dal Gambia, vivo in Italia da 6 anni. Lavoro in Cat da quasi 3 anni e ci lavoro perché mi piace lavorare qui, è una cooperativa dove mi sento trattato bene e mi sono sempre trovato bene con i colleghi di lavoro. Ho 25 anni, parlo inglese, mandingo e wolof.

Sulayman, qual è la principale criticità che affronti quando fai mediazione a gruppi e singole persone in contesti informali come un luogo di ritrovo all’aperto, un parco?

Le principali criticità che affronto quando faccio mediazione a gruppi e singoli in contesti informali e nei luoghi di ritrovo sono più o meno le stesse, cioè la diffidenza. Che sia un gruppo o siano singole persone, la maggior parte non si fida del sistema amministrativo e legale del paese. Per loro questa diffidenza è legata alla esperienza di quando sono arrivati in Italia.

Fra i progetti per i quali lavori, c’è Demetra, che interviene rispetto allo sfruttamento lavorativo. Nella tua esperienza di mediatore, quali sono i maggiori bisogni e problemi che emergono su questa tema?

Sì, c’è il progetto Demetra che fa informazione e contrasto rispetto allo sfruttamento lavorativo. I maggiori bisogni e problemi che emergono sono: lavoratori senza contratto perché non hanno permesso di soggiorno, lavoratori che non sono stati pagati per il lavoro che hanno fatto, lavoratori con meno ore contrattuali delle ore che lavorano, di cui alcune vengano pagate, altre no.

Cosa significa in generale per te lavorare in campo sociale?

Lavorare in campo sociale significa molto per me perché mi fa sentire che sto facendo qualcosa di utile non solo per me stesso, ma anche per la società: è un lavoro che mi dà soddisfazione.