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Freestyle Wildstyle: Dalla piazza virtuale a quella reale

1) Puoi raccontarci come nasce il progetto ?

Outsiders Siena nasce a partire dall’esperienza dei servizi di riduzione del danno in strada attivi dal 2002 su Firenze e dal 2014 su Prato, due Unità di Strada in grado di raggiungere il target nei luoghi di ritrovo abituali e di intervenire in maniera flessibile su tutto il territorio interessato. Nel 2017 Cat ha raccolto l’input che arrivava dalla Società della Salute senese relativo al tema della prevenzione dei comportamenti a rischio sul territorio rispetto al target giovanile.

Il progetto nasce e prende forma intorno alla segnalazione relativa a un numeroso gruppo di adolescenti di seconda generazione che creava scompiglio nel sottopassaggio di uno dei centri commerciali di Siena. A partire da questo, l’equipe ha iniziato a sperimentare un modello di intervento che integra attività di prevenzione e informazione su sostanze legali e illegali e interventi di riduzione del danno anche attraverso linguaggi e nuove tendenze giovanili.

2) In un momento complesso caratterizzato dalla pandemia avete scelto di coinvolgere i ragazzi attraverso una sfida social a colpi di rap, siete stati sorpresi dalla partecipazione?

Il Progetto Outsiders a Siena è stato accolto fin dall’inizio con grande entusiasmo e curiosità. A partire dal lockdown di marzo 2020, gli operatori di strada hanno iniziato in maniera più strutturata a partecipare alle piazze virtuali, ovvero le piattaforme social, che di fatto per molti mesi hanno sostituito le piazze “reali”. La pandemia Covid-19 ha velocizzato un processo già in essere, gli operatori di strada dunque hanno semplicemente messo a valore la dialettica esistente fra spazi virtuali e spazi fisici, costruendo un modello che integrasse social e strada. Da questo nasce #freestylewildstyle, un contest a colpi di rap e graffiti che inizia su Instagram e finisce in una Piazza vera (Piazza S. Giorgio a Taverne D’Arbia).

3) Nel 2021 sembra che anche l’hip hop nelle sue forme originali stia mutando verso altre forme trap, drill, invece voi avete deciso di coinvolgere i ragazzi in una jam classica con break dance, graffiti e rap, come è andata?

E’ vero.. noi abbiamo lanciato un input, in particolare sul tema in cui sperimentare la propria creatività, ovvero il concetto di libertà in relazione alla costrizione, il contenimento e la chiusura figlia della pandemia. Entrambi i contest sono partiti gradualmente e progressivamente hanno conquistato un loro spazio in città, raccogliendo le voci di tanti ragazzi anche di origine migrante. Giovanissimi che hanno occupato la scena anche dell’evento finale in piazza, creando in noi operatori di strada un grande stupore e entusiasmo. Nonostante le forme originali del rap mutino in altre tendenze praticamente ovunque, qui sul territorio senese in modo spontaneo c’è stata una vera e propria Jam in cui non solo i linguaggi, ma anche i contenuti hanno occupato la scena. Insomma la realtà è che noi ci siamo limitati ad aprire uno spazio, quello che è venuto fuori è stato davvero occupato da sogni e bisogni di chi ha partecipato e la forma che ha preso è stata assolutamente davvero spontanea … chissà che verrà fuori la prossima volta!