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L’Area Infanzia e Adolescenza: cambiamenti e prospettive future

L’area Infanzia e Adolescenza di CAT  Cooperativa Sociale lavora con l’obiettivo di incidere sui percorsi di evoluzione sociale, promuovendo forme di convivenza e accoglienza per una fruizione che risponda all’espressione dei desideri e dei bisogni dei bambini e degli adolescenti.

In un momento molto particolare per tutti abbiamo la possibilità di confrontarci con la Responsabile d’Area Cinzia Beneforti.

Il Covid ha privato gran parte dei giovani dei servizi a loro dedicati. Si parla spesso della scuola, ma tutto quello che ruota intorno (nidi, doposcuola, centri giovani) è riuscito a rimettersi in moto o ci sono ancora difficoltà ?

Il periodo prolungato di lockdown recentemente terminato ha sicuramente influito in modo significativo sulle abitudini quotidiane di tutti noi, e in particolare sulla qualità delle relazioni interpersonali e di gruppo. I giovani e giovanissimi sono stati tra i soggetti maggiormente colpiti, vista anche la prolungata assenza da scuola – dalla mancata relazione con i pari – che resta un momento di crescita e socializzazione fondamentale.

Durante l’emergenza, sono stati sospesi o ridotti gran parte dei servizi dedicati ai bambini/e ragazzi/e che solo adesso stanno ripartendo in modo completo, e devono confrontarsi con uno scenario inedito che si è venuto a creare con la chiusura prolungata di scuole e servizi educativi in generale e con le sue ripercussioni.

Una delle difficoltà principali è riuscire a conciliare le esigenze tecniche della riapertura, per ridurre al minimo le occasioni di trasmissione del virus, con la necessità di ridisegnare uno spazio che riporti al centro dell’attenzione bambini/e e ragazzi/e.

E’ importante creare occasioni espressive, che consentano di metabolizzare questo periodo di emergenza sanitaria, trasformandolo in un’opportunità di partecipazione, imparando anche a convivere con forme non emergenziali di pandemia. Perché parlare di salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, non consiste soltanto in un’assenza di malattia ma significa anche parlare di vita sociale, di contatto tra pari, di divertimento. Su questo, serve un confronto collettivo su quali cambiamenti adottare relativamente a contenuti, tempi, spazi, metodologie e relazioni. A questo sono chiamati a rispondere tutti i servizi, con modalità diverse. Le Scuole dell’Infanzia, i Nidi e le Ludoteche che sono ripartiti si devono confrontare con un’organizzazione delle attività più strutturata e statica, ossia con una minore possibilità di attivare attività educative di movimento e di condivisione e con una significativa riduzione di progetti rivolti all’esterno. 

Per quello che riguarda il sostegno allo studio un tema centrale per i progetti quali Tutta mia la città e Il Cerchio, che stanno riorganizzandosi adesso per la riapertura, è quello di creare un’alleanza vera con le scuole, alleanza che si pone come obiettivi comuni quello di rispondere alle esigenze di continuità didattica e relazionale che tanto sono mancate in questi mesi e allo stesso tempo continuare ad offrire un supporto scolastico ai ragazzi/e e alle famiglie. In seguito alle note vicende relative alla diffusione del Covid-19 e alla chiusura delle attività in presenza disposta con i diversi DPCM, anche le attività dei centri giovani sono state sospese fino al mese di aprile, durante il quale le attività sono ripartite a distanza attraverso i principali canali social utilizzati dai giovani. Questo tipo di attività si è imposto per cercare di dare continuità alla relazione e ai contatti con i gruppi che frequentavano gli spazi fino a marzo. Nel mese di luglio è stato possibile ricominciare a lavorare anche in presenza, al CG Nidiaci attraverso le uscite sul territorio degli operatori e in Sala Gialla attraverso i laboratori di musica rap e elettronica su prenotazione. Sala Gialla e Nidiaci, ad oggi hanno riattivato il lavoro in presenza con i ragazzi/e ma è necessario ricostruire e rinegoziare nuove modalità di fruizione degli spazi e soprattutto nuove forme di relazione e socialità.

Il lavoro sociale è per forza di cosa legato al mutamento, in questi mesi come ha risposto l’area a questi bisogni ?

Una delle possibili risposte ai bisogni dei ragazzi/e che frequentano i nostri servizi è cercare di coniugare il lavoro di relazione, con attività e strumenti multidisciplinari, legate ai media e alla creatività in modo da stimolare il potenziale espressivo e le competenze informali. CAT ha iniziato alla fine degli anni ’90 a sperimentare un modello di lavoro che unisce educazione, intrattenimento e produzione artistica, declinato in modo diverso a seconda dei servizi e delle aree. E negli anni, ha rappresentato una risposta ai bisogni che si è saputa sviluppare e adattare ai nuovi contesti. In particolare il progetto Sbarre Mic Check, un laboratorio di musica rap, trasversale su più servizi (Settore Carcere-prima presso l’Istituto Penale per Minorenni di Firenze, poi presso la Casa Circondariale M. Gozzini) e attivo presso il Centro Giovani Sala Gialla dal 2016, rappresenta una modalità di lavoro che utilizza il rap come strumento educativo-creativo che svolge un ruolo importante per lo sviluppo dei fattori protettivi del disagio giovanile e nel rafforzamento delle competenze espressive e di crescita personale. La promozione della creatività e della produzione culturale ed artistica giovanile incide positivamente sul benessere sociale, sviluppando l’autostima e rappresentando un’occasione di rielaborazione delle proprie esperienze personali. All’interno dei servizi dell’area è importante che ci sia un aggiornamento costante sulle competenze degli operatori e delle operatrici, che devono essere in grado di confrontarsi con linguaggi in continua evoluzione. In quest’ottica nel corso degli ultimi anni sono state fatte delle formazioni sulla Media Education, in particolare sulla progettazione e organizzazione di attività educative e didattiche basata sui media, sull’utilizzo della Web radio, sempre come strumento educativo e sull’utilizzo del programma iMovie per i montaggi video. E’ in sospeso una formazione sulla Pedagogia hip hop, che doveva svolgersi durante il lockdown.

Cat da molti anni lavora nel campo dell’infanzia e dei giovani, in questi anni cosa è cambiato dal punto di vista delle figure richieste dalla committenza ?

Per quanto riguarda le figure richieste nei servizi all’interno dell’area, c’è una situazione ancora abbastanza aperta ma con la Legge di Bilancio 2018, dove viene definito il profilo dell’educatore professionale socio pedagogico, si delinea una tendenza sempre più stringente verso la richiesta di titoli specifici anche per i servizi educativi, in particolare per le figure di coordinamento. Questo è un dato generale che impatta ancora poco sui progetti, ma evidenzia quanto sia importante un investimento strutturato nella formazione. Le Scuole dell’Infanzia, rappresentano la realtà più complessa, in relazione al possesso di titoli. Tutti i gestori nel corso dell’appalto hanno avuto difficoltà a reperire i docenti in possesso dei requisiti prescritti a causa della carenza del personale idoneo. Anche il Comune dal 2019, riconoscendo questa criticità, permette, per le sole sostituzioni, di impiegare anche docenti in possesso del titolo di Educatore nei servizi dell’infanzia, fino a poco tempo fa idoneo solo per la fascia 0-3 anni.