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Firenze: le comunità straniere durante la pandemia

Una breve intervista a Leslie Mechi (Responsabile Area Immigrazione di CAT Cooperativa Sociale) per provare a capire cosa è cambiato fra le comunità straniere durante l’epidemia Covid-19 e quali questioni si pongono nel prossimo futuro.

L’emergenza Covid-19 ha cambiato le vite di tutti e di tutte.  Avete registrato nuovi bisogni, nuove richieste, da parte dell’utenza dei servizi rivolti all’immigrazione e in particolare dello Sportello Immigrazione?

Durante l’emergenza, lo Sportello è sempre stato operativo rispondendo per telefono, mail e skype ai cittadini stranieri e italiani di Firenze. Poco dopo il lockdown, sono arrivate richieste di aiuto alimentare, cosa che non era mai successa. Molti cittadini stranieri che vivono a Firenze sono impiegati nel settore turistico, o più precisamente nel suo indotto, e marzo doveva corrispondere al periodo di ripresa delle attività in questo settore, perciò molte persone non avevano neanche un contratto di lavoro in quel momento e non potevano accedere ai contributi ufficiali. Molti altri per fortuna hanno richiesto sostegno allo sportello proprio per fare le domande di sostegno economico (spesa, affitto, contributi INPS, REM, etc…).

Fra i problemi che si sono posti, quello relativo alle numerose persone bloccate in Italia con visti in scadenza, o bloccate all’estero con permessi di soggiorno in scadenza. L’ansia rispetto ai termini dei rinnovi e delle scadenze dei documenti è stata fortemente sentita dai cittadini stranieri, ma non solo, anche dalle famiglie e datori di lavoro italiani che volevano assicurarsi della regolarità del soggiorno dei propri dipendenti e assistenti familiari (colf e assistenti alla persona).

Dall’osservatorio dei servizi per l’immigrazione di CAT, quale idea ti sei fatta rispetto al modo in cui le comunità straniere di Firenze hanno reagito al Coronavirus in questi mesi? Avete registrato o vi sono giunte notizie di iniziative, esperienze particolari, ad esempio di mutuo aiuto, di solidarietà?

Ormai da anni, lo Sportello è in rete con le comunità straniere del territorio attraverso l’invio regolare di una Newsletter, alla quale sono iscritti anche gli assistenti sociali del Comune di Firenze e numerosi mediatori linguistici-culturali che collaborano con CAT. Lo Sportello ha fatto un importante lavoro di comunicazione, attivando un cellulare e canali comunicativi nuovi, contattando anche direttamente le comunità e associazioni sia per raccogliere i bisogni, sia per informare della continuità del servizio.

Alcune associazioni, comunità e mediatori sono stati molto attivi nel diffondere le notizie, nell’usare i materiali tradotti per prevenire e informare la popolazione straniera. Abbiamo usato molto il passaparola interno alle comunità che di fatto è stato molto attivo per rassicurare e mobilitare le persone in azioni di solidarietà e prevenzione. Molti cittadini individualmente o attraverso le associazioni sono stati attivi nel sostenere le fasce più debole degli immigrati della città come gli irregolari, i venditori ambulanti, etc. con azioni di volontariato, ascolto e orientamento, crowfounding, etc. Segnalo anche come alcune comunità hanno voluto rendersi utili verso la città in generale: donazione di sangue, di mascherine, banchi alimentari, etc.

I prossimi mesi rischiano di essere piuttosto difficili dal punto di vista occupazionale, per le fasce di lavoratori e lavoratrici più precari. Quali riflessioni puoi fare a riguardo, ad esempio rispetto al provvedimento di regolarizzazione del lavoro irregolare in atto? Pensi possa essere efficace e utile per i migranti con i quali vi relazionate?

Durante il lockdown, vi è stato un gran silenzio intorno alle questioni emergenziali dell’immigrazione, portando alla chiusura dei porti, al blocco del sistema delle accoglienza, rendendo ancora più invisibili tutte quelle persone che già vivevano in condizioni di vulnerabilità. Come per tutto il “sistema Italia”, queste sono le condizioni migliori per lo sviluppo dell’economia illegale e l’affiliazione delle fasce più deboli alle reti criminali. Purtroppo il Decreto Emersione si sta rivelando un fiasco, in quanto non corrisponde alla realtà delle persone sul territorio che si sono trovati nell’irregolarità proprio per causa delle leggi precedenti, come i Decreti sicurezza che hanno escluso e continuano ad escludere troppe persone dai processi di integrazione e di attività legali.

Nello specifico del territorio fiorentino, il decreto emersione non sta portando molti risultati in quanto i settori di attività previsti dal decreto stesso sono poco rappresentati. Le domande sono poche e di fatto il peso delle spese della regolarizzazione ricade sui lavoratori stessi.

Oltre al rischio di un aumento dello sfruttamento lavorativo, la crisi economica e occupazionale verso la quale stiamo andando porterà a nuove tensioni nei confronti degli immigrati, che pur sono stati durante questa emergenza i pochi pilastri che hanno continuato a lavorare a sostegno di tutta la società: personale di cura, facchini, riders, braccianti, etc….