La metodologia: Il Teatro dell’Oppresso è nato in Brasile negli anni ’60, come tecnica di gruppo per la soluzione di conflitti, sviluppandosi e diffondendosi in seguito in tutto il mondo. Il modello rovescia il rapporto attore-spettatore, proponendo un teatro-forum in cui si rappresentano situazioni di conflitto irrisolto, chiedendo al pubblico di intervenire sulla scena per cambiare la situazione e dare un esito diverso alla storia. La serata-Forum è una via di mezzo tra uno spettacolo teatrale, un’assemblea pubblica e un gioco di gruppo, in cui si cerca insieme una soluzione condivisa ad un problema. Una breve scena (10-15 minuti) viene mostrata due volte al pubblico. La seconda volta però il conduttore (Jolly) interrompe la rappresentazione nei punti critici, stimolando il pubblico ad intervenire, salire sul palco, prendere il posto di uno degli attori e far vedere cosa farebbe al posto suo. La storia cambia.
Il percorso: il percorso si divide in due parti. La prima è il laboratorio con un gruppo di una decina di ragazzi, con cui si lavora sulla fiducia di gruppo, la collaborazione, l’espressione corporea, l’improvvisazione teatrale, la condivisione del problema che si vuole portare in scena, la costruzione del canovaccio della rappresentazione. La seconda parte è la serata-Forum, nella quale il conflitto viene sottoposto al pubblico tramite la rappresentazione teatrale, e si chiede a tutti di collaborare per risolverlo.


